esperienze

Un amico una volta scherzando mi disse: “Ganghereto crea dipendenza: Dopo la prima volta, non riesci più a smettere di andarci!”. Ganghereto non è solo un’esperienza bella a livello di emozioni. E’ molto di più. Significa vivere profondamente il senso dell’accoglienza, dell’ospitalità e della gratuità, sentirsi accettati e valorizzati per quello che si è, incontrare persone felici nel donarsi a Dio e all’altro, capire che anche il silenzio può parlare…

E se ti capita di fare una chiacchierata con una della suore, impari anche il valore dell’ascolto e della comprensione. Per questo non mi stupisco che più di venti ragazzi di diverse età abbiano deciso di trascorrere là, parte di queste vacanze natalizie, così come non mi meraviglio del fatto che gli stessi si siano adattati immediatamente ( e senza brontolare!) alla vita e ai ritmi della Casa di Preghiera. Ciò che più caratterizza Ganghereto è la dimensione comunitaria: si condivide tutto con le suore e con coloro che si trovano lì, dai momenti di preghiera a quelli di gioco e svago, dalla preparazione della liturgia alle necessità della casa. Non mancano tempi di confronto in gruppo e di riflessione individuale organizzati dalle suore per noi ragazzi; durante l’ultima esperienza è stato approfondito il tema del “viaggio”, suggerito dal Vescovo, tra gli argomenti da trattare durante quest’ anno pastorale. Le sensazioni che suscitano queste attività sono quelle di un autentico e proficuo “stare insieme”, nella consapevolezza che il confronto fa crescere, e di un’introspezione personale che non fa paura, perché il Suo sguardo misericordioso è sopra di noi.

 A Ganghereto  non ci si vergogna di essere se stessi, coi propri limiti e difficoltà; non si ha paura di pregare e di raccogliersi in silenzio; non si vede l’ora di rendere felice l’altro (chiunque sia questo altro) al di là del nostro egoismo. A Ganghereto succedono piccoli miracoli.

Michela P.

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